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OPERA / Loudspeakers
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Seconda

Seconda
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Favolosa coppia di diffusori a sospensione pneumatica (senza Reflex), di ottima finitura e asticamente degna di ogni lode.

Prove in merito: Audio Review No. 244

Acoltabile presso ART & MUSIC GALLERY in 96014 Floridia (SR) Via Palestro 69. Tel.: 338 864 0765.

OPERA Callas Divina: Diffusori per eccellenza

Divina
Peso: kg
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 Novità: OPERA Callas Divina. Diffusori da pavimento di assoluto riferimento e di straordinaria eleganza. 

Ascoltabile presso ART & MUSIC GALLERY in 96014 Floridia (SR) Via Palestro 69. Tel.: 338 846 0765.

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Costruttore e distributore per l’Italia: UK Distribution, Via E. Barone 4,
31030 Dosson di Casier www.operaloudspeakers.com
Prezzo: Euro 6950,00


CARATTERISTICHE DICHIARATE DAL COSTRUTTORE
Tipo: bass reflex da pavimento con condotto posteriore. Potenza massima applicabile: 240 watt rms. Sensibilità: 89 dB con 1 watt a 1 metro. Numero delle vie: due. Frequenza di incrocio: 2000 Hz. Tweeter: cupola da 1 pollice. Woofer: 4 da 6 pollici. Crossover: passa-basso incrementale a 6 dB/ott per il woofer e 12 dB/ott per il tweeter. Amplificatore consigliato: Qualsiasi

52 AUDIOREVIEW n. 253 gennaio 2005

Opera, per chi non lo conoscesse, è uno dei pochi marchi italiani che ha contribuito a far apprezzare
nel mondo lo stile ed il modo italiano di riprodurre la Musica, quella con la emme maiuscola. Molto
spesso ci siamo chiesti se lo stile italiano di costruire i diffusori sia divenuto tale soltanto per l’eleganza della veste estetica, oppure per quella caratteristica “globale” fatta di forme eleganti e di sani concetti musicali circa la riproduzione sonora in ambiente. Personalmente, ritengo che sulla scia di molte realizzazioni di gran valore oggi ci siano marchi che ne hanno approfittato per realizzare estetiche notevolissime corredate da un progetto di valore molto minore, sfruttando in maniera abbastanza
bieca il buon nome che i marchi più gloriosi si sono faticosamente guadagnati sui mercati internazionali.
Il diffusore che testiamo questo mese è il primo modello da pavimento di costo e prestazioni elevate
prodotto dal costruttore trevigiano, e si presenta come un virtuale prolungamento del discorso iniziato proprio dalla nuova Callas presentata lo scorso anno. Utilizza infatti gli stessi altoparlanti e lo stesso tipo di costruzione. Potremmo addirittura ipotizzare che si tratti di una Callas che sormonta un subwoofer dedicato, costruito nello stesso mobile. L’indagine conoscitiva verificherà invece che si tratta di un diffusore nato con una sua personalità, senza soluzione di continuità dalla gamma bassissima fino all’ultrasuono. Andiamo allora a verificare cosa racchiude il pesante cabinet italiano.

La costruzione

La realizzazione del diffusore Opera è, se possibile, ancora più curata del solito. La struttura lignea è realizzata con le pareti laterali ripiegate verso la parete di fondo, ridotta a poco più di una decina di centimetri. Contrariamente a quanto si crede, questo tipo di realizzazione annulla in maniera molto ridotta le risonanze interne se è lasciata fine a se stessa e non è adeguatamente supportata, come in questo caso, da altri due accorgimenti: sapiente uso dell’assorbente interno ed impiego di rinforzi mediani che ne irrigidiscono la struttura. Le riflessioni interne, quelle caratteristiche di un diffusore molto alto, rimarrebbero immutate, mentre quelle tra le pareti laterali si sposterebbero soltanto a frequenze più
alte, distribuendosi più uniformemente nello spettro audio. Il materiale che costituisce la struttura è parte di uno scheletro di medium density rivestito di vero legno, mentre le pareti laterali sono realizzate con multistrato accortamente pre-piegato. Il diffusore infine è verniciato e lucidato, senza comunque far ricorso a resine che ne aumentano la luminosità apparente. Alle spalle del diffusore, su quello che rimane della parete posteriore, troviamo una copertura di plastica nera che comprende ben tre coppie di connettori dorati e ponticellati e che al suo interno cela il non semplice filtro crossover. Sopra, alla base della stretta parete, troviamo il tweeter posteriore protetto da una minuscola ghiera metallica. Si tratta di un driver a cupola morbida, prodotto dalla norvegese Seas, dalle dimensioni estremamente ridotte grazie all’uso di un magnete al neodimio. Alla base del diffusore è sistemato il grosso condotto di accordo dal diametro esuberante, che è stato tra l’altro sottoposto ad una innovativa verifica all’aumentare della potenza immessa. Il diametro supera i dieci centimetri, con una buona lunghezza totale per rimanere
quanto più possibile vicino al valore di 2 nel rapporto OPERA CALLAS DIVINA

OPERA CALLAS DIVINA 54 AUDIOREVIEW n. 253 gennaio 2005
Il commento alle misure di un diffusore da “Accademia dell’Audio” deve per forza di cose fare riferimento a rilevazioni al di sopra della media. Le misure corrette, infatti, rappresentano una delle variabili che permettono ad un diffusore di essere ospitato in questa rubrica mensile. Ovviamente non basta, e ci mancherebbe, anche se possiamo ammettere che difficilmente un diffusore con prestazioni musicali di livello elevato si dimostri poi deludente alle misure. Anche nel caso del costruttore trevigiano possiamo ammettere che la prestazione globale da “Accademia dell’Audio” rappresenta un intelligente mix tra la prestazione puramente strumentale e quella ottenuta in sala d’ascolto, con una visione del mondo che non sembra favorire una “fazione” rispetto all’altra. La risposta in frequenza è stata rilevata ad una distanza maggiore rispetto al classico metro, a causa della dimensione dell’altezza maggiore di questa distanza. Il livello, comunque, è stato attentamente equiparato alla sensibilità ad un metro, pur ottenendo un andamento del grafico meno condizionato dalle interazioni tra i vari altoparlanti posti ad inclinazioni diverse rispetto al microfono. L’andamento della risposta vede un leggero carico della gamma bassa come conseguenza delle scelte operate dal progettista, con una leggera esaltazione di tutta la gamma alta ad opera del tweeter. Viene fuori una risposta leggermente attenuata in gamma media, con un andamento che, a detta del costruttore, costituisce una curva fisiologica in maniera migliore rispetto alle curve psofometriche di Fletcher e Munson. La risposta temporale risente favorevolmente delle ridotte dimensioni del pannello frontale, con un decadimento estremamente rapido a smaltire l’energia ed il woofer appena in ritardo rispetto al più veloce tweeter. Tutte le considerazioni fatte nel box riservato al filtro crossover si possono ritrovare nel grafico di impedenza, che mostra un modulo attestato su valori mediamente elevati. La presenza di due tweeter è visualizzata con un abbassamento del modulo in gamma medio-alta, tanto che la massima condizione di sovraccarico è stata trovata a circa 4000 Hz, con un valore appena inferiore ai quattro ohm. La risposta in ambiente eseguita a terzi di ottava col rumore rosa mostra ancora il leggero avvallamento in gamma media, con la gamma altissima che si regolarizza nella ripresa angolata e la gamma bassa in leggera evidenza. Al banco delle misure dinamiche il diffusore mostra che la distorsione per differenza di frequenze è visibile soltanto nella componente 2-, mentre le componenti di ordine tre sono attestate sotto il livello di fondo del grafico. La distorsione armonica in regime dinamico è stata eseguita come consuetudine sia a 90 che a 100 decibel. Le differenze riscontrate vanno attentamente vagliate, perché rendono merito ai trasduttori impiegati. Se concentriamo la nostra attenzione sulle armoniche superiori, notiamo come passando dalla pressione inferiore a quella maggiore praticamente non cambi nulla in gamma media e medio-bassa, mentre l’azione congiunta di tutti i woofer mostra l’innalzamento di quarta e quinta armonica in gamma profonda. Le armoniche superiori mostrano, con considerazioni simili a quelle viste prima, come ad un incremento in gamma bassa della seconda armonica non corrisponda un pari incremento della prima componente dispari, che a 100 decibel rimane praticamente attestata sugli stessi livelli della rilevazione a 90 decibel. Va notato il leggero picco a 450 Hz, che coincide con la transizione dei due woofer più bassi. In gamma altissima possiamo vedere come sia la sola musicale seconda armonica ad aumentare leggermente, mentre la terza appare estremamente contenuta su valori prossimi al fondo del grafico. La compressione dinamica ad entrambe le pressioni non si smuove dalla linea dello zero, a dimostrazione dell’eccellente linearità degli altoparlanti. La curva del grafico della MIL mostra una salita vertiginosa dai quindici watt iniziali fino alla massima potenza disponibile, che è possibile immettere sin dai 125 Hz e che non viene più “mollata” fino all’estremo alto di misura, esibendo per altro una compressione estremamente limitata. La MOL che ne deriva “parte” da poco più di 100 decibel e sale, come la curva della MIL sommata alla risposta ad oltre 116 decibel, per
poi attestarsi ad una media di 115 decibel assolutamente non compressi, fino ai 118 decibel della gamma
altissima. G.P. Matarazzo

AUDIOREVIEW n. 253 gennaio 2005 55
Indagare sull’emissione del condotto di accordo e sulle alterazioni che questo subisce all’aumentare della potenza immessa rappresenta una delle classiche verifiche su cui si è fin troppo ipotizzato, ma su cui si è
indagato assai poco. Le modalità di verifica della prestazione di un condotto di accordo assomigliano in maniera sfacciata a quelle della MOL e della distorsione dinamica, motivo per il quale è stata realizzata in tempi certamente più contenuti rispetto ad una verifica implementata ex novo. Per giungere a questa misura siamo partiti da lontano, dalla verifica approssimata delle alterazioni del condotto quando attraversato da un flusso d’aria turbolento, dall’analisi spettrale dell’uscita e dai vari test effettuati con diversi tipi di condotto di accordo. Abbiamo sviluppato un software che estendeva l’indagine del modello meccanico del diffusore reflex non soltanto al movimento del pistone ma anche a quello del condotto di accordo, calcolandone la velocità. Un errore molto frequente in questo tipo di calcoli è quello che parte dalla potenza rms per calcolare poi uno spostamento rms della membrana ed una velocità rms della stessa. Al fine di conoscere lo spostamento del pistone che può danneggiare il sistema o far uscire la bobina mobile al di fuori del campo perdendo linearità, è più realistico conoscere sia l’escursione che la velocità di picco, motivo per il quale abbiamo moltiplicato la potenza di pilotaggio per due e calcolato la tensione Eg del generatore, che vale: Eg = SQR [ Wp x (Re + Rg)] dove Eg è la tensione di picco del generatore, SQR rappresenta l’operazione di radice quadrata, Wp la potenza di picco, Re la resistenza della bobina mobile ed Rg la resistenza che contiene tutto quanto sia posto in serie al woofer, come resistenza del cavo o della induttanza dell’eventuale filtro crossover. L’equivalente meccanico del generatore si ottiene da Eg con la formula: Meg = Eg x BL / (Re + Rg) dove BL è il fattore di forza dell’altoparlante. Una volta sviluppati i noiosi calcoli del circuito meccanico equivalente al bass reflex, abbiamo calcolato la corrente circolante nel solo condotto e ricavato il suo modulo variabile con la frequenza che indicheremo con Mo(f). A questo punto la velocità espressa in metri al secondo viene calcolata con la formula: Vel(f) = MEg x SD x Mo(f) dove SD è l’area del pistone ed Sp l’area del condotto di accordo. Per esprimere infine questo dato come percentuale della velocità del suono abbiamo posto semplicemente: V% = Vel(f) /c x 100 dove c ovviamente rappresenta la velocità del suono.
Dalla simulazione di diversi diffusori abbiamo verificato come la massima velocità dell’aria attraverso il condotto non sia raggiunta alla frequenza di accordo come si ritiene lecito, ma ad un valore inferiore, prossimo a 0,82 x Fb, motivo per il quale abbiamo deciso, in sede di sviluppo della metodologia di misura, di effettuare le verifiche sia ad Fb che ad Fl, come abbiamo definito questa frequenza più bassa. Con una procedura simile a quella della MOL ricaviamo prima la risposta del condotto di accordo per un segnale in ingresso molto piccolo, e poi aumentiamo pian piano il livello e ne misuriamo sia il contenuto armonico che quello non armonico, oltre a rilevare le differenze di incremento di livello per ricavare il dato di compressione dinamica. In caso di segnali molto forti il condotto distorce e comprime, anche in maniera piuttosto evidente, ma voler porre in relazione la compressione del condotto con una variazione della risposta in frequenza è sostanzialmente inesatto, visto che ad una compressione del condotto fa da riscontro una maggiore escursione del woofer alla stessa frequenza. Per “postulato” il woofer in un bass reflex alla frequenza di accordo dovrebbe essere praticamente fermo, mentre man mano che il condotto va in “turbolenza controllata” inizia a muoversi, emettendo di suo sia pressione che distorsione. Rinviando comunque il discorso ad una presentazione ufficiale fatta a quattro mani con Fabrizio Montanucci, posso ammettere di aver fatto molta pratica sul campo, misurando sia diffusori blasonati che meno “nobili”, riscontrando sempre e comunque delle alterazioni notevoli rispetto al funzionamento ideale. In particolare l’innalzamento repentino della distorsione non lineare mostra l’innesco di un soffio udibile, che stando alle simulazioni ed alle indagini eseguite coincide col raggiungimento dell’otto per cento della velocità del suono, che corrispondono al ben 99,072 chilometri orari. Come possiamo vedere dal grafico di Figura 4, il diffusore Opera alla frequenza di accordo prossima ai 38 Hz mostra una compressione trascurabile fino a 40 watt sia alla frequenza di accordo vera e propria sia a 31 Hz, frequenza bassa a cui corrisponde la massima velocità attraverso il generoso condotto. Alla notevole potenza raggiunta a step successivi la distorsione armonica, ad entrambe le frequenze, sfiora il 10%, mentre la distorsione non armonica, assente fino a circa 18 watt, subisce una decisa impennata verso l’alto, a dimostrazione dell’inizio della turbolenza. Come previsto dal modello matematico, alla frequenza più bassa la distorsione “da  turbolenza” è decisamente maggiore, mostrando comunque il risultato probabilmente migliore che siamo riusciti ad ottenere su tutti i diffusori misurati finora. In Figura 5 possiamo invece vedere la simulazione della velocità dell’aria nel condotto simulata dal software appositamente scritto. Come possiamo notare, per 38 Hz di frequenza di accordo la velocità raggiunge il suo massimo valore a 31 Hz, sfiorando i 100 km/h. A questo punto, trasferendo questa ricerca in Audio For Windows potremmo, una volta conosciuti i parametri del woofer e le condizioni dell’accordo, fare un rapido calcolo a ritroso per determinare il diametro ottimale del condotto di accordo in grado di contenere al massimo le turbolenze dell’aria in quella precisa condizione di accordo ed impiegando quel particolare woofer senza dover far ricorso a formule empiriche che, spesso, nulla hanno a che vedere con la realtà. Dateci tempo. G.P.M.

Il condotto e le sue prestazioni

OPERA CALLAS DIVINA 56 AUDIOREVIEW n. 253 gennaio 2005
Il disegno di una rete di filtro per un diffusore che utilizza ben quattro trasduttori uguali potrebbe apparire a prima vista abbastanza semplice, e soltanto in corso d’opera ci si accorgerebbe quanto questa affermazione sia totalmente priva di fondamento. Disponendo di un array di quattro altoparlanti identici e di un pannello frontale molto stretto, occorre che il crossover agisca contemporaneamente su diversi fronti per ottimizzare la prestazione acustica in ambiente. Innanzitutto dobbiamo notare che la sola superficie del pannello frontale è impossibilitata a caricare la gamma bassa e medio-bassa adeguatamente, ma per fortuna questo effetto è compensato in parte dalle pareti posteriori dell’ambiente d’ascolto. Rimane comunque estremamente conveniente fare in modo che l’emissione in gamma bassa sia tale da poter fornire una risposta anecoica leggermente calante verso le medie frequenze. Tra l’altro facciamo notare come questa leggera correzione convinca molti progettisti, che in proporzioni e con “ricette” diverse attuano un leggero effetto loudness al diffusore. L’utilizzo di quattro trasduttori identici pretende il rispetto di una seconda inderogabile condizione, quella di ottenere un modulo dell’impedenza che non sia eccessivamente basso, tanto che in mancanza di altoparlanti particolari costruiti su specifiche conviene evitare la connessione brutale in parallelo. Tale connessione, infatti, vedrebbe ridotta ad un quarto l’impedenza caratteristica del singolo altoparlante, che nel caso specifico, con un minimo del singolo woofer di 5,9 ohm, diventerebbe 5,9:4 = 1,475 ohm. Dall’altro lato occorre notare che quattro woofer posizionati l’uno sull’altro difficilmente potrebbero incrociarsi col povero tweeter, che da un lato non sarebbe stato in grado di erogare una pressione così elevata e dall’altro porrebbe enormi problemi di dispersione sul piano polare, vista la distanza con i woofer più lontani. In queste condizioni si può fare ricorso a diverse soluzioni circuitali, che comprendono la connessione serieparallelo degli altoparlanti ed il taglio differenziato dei woofer. In buona sostanza si possono collegare due altoparlanti in parallelo tra loro e poi connetterli in serie ad altri due altoparlanti a loro volta connessi in parallelo, in modo che il modulo totale dell’impedenza rimanga, tolleranze a parte, identico a quello di un singolo woofer. Una volta fatta questa scelta conviene fare in modo che i trasduttori più vicini al tweeter si incrocino in maniera più o meno diretta, mentre i due woofer più lontani possono essere utilmente incrociati a frequenze più basse, in modo da evitare interferenze distruttive alle varie angolazioni verticali. Per esaltare le basse frequenze ben al di sotto di quanto sia lecito utilizzando uno solo dei woofer in un accordo “standard”, il progettista ha preferito fare in modo che in gamma bassa tutti i woofer risultino a due a due in serie e non limitati a bassa frequenza. In buona sostanza possiamo allora ammettere di trovarci di fronte a quattro woofer che emettono tutti in gamma bassa e che poi, all’aumentare della frequenza, sono limitati uno ad uno fino a lasciare via libera soltanto a quello posizionato più in alto, che va ad incrociarsi col tweeter. Dando un’occhiata allo schema del filtro crossover possiamo notare, infatti, come per le frequenze bassissime i quattro woofer risultino connessi a due a due in serie, con una somma delle singole emissioni che teoricamente dovrebbe raggiungere i 6 decibel ma che nella pratica, sia per le resistenze delle induttanze che per quella da un ohm posta in serie al filtro della gamma bassa, risulta essere di circa 4 decibel. Con un extraguadagno di tale livello in gamma bassa ci troviamo di fronte a tre posizioni.


AUDIOREVIEW n. 253 gennaio 2005 57
Una volta eseguite tutte le misure di rito e quelle fuori routine eccoci a trasportare, l’instancabile Dario ed il sottoscritto, i due eleganti e pesanti mobili in sala d’ascolto, stando attenti a non avvicinarci troppo a spigoli e a quant’altro potrebbe graffiare gli eleganti cabinet trevigiani. Devo ammettere di aver provato più di un posizionamento in ambiente per cercare, in qualche modo, di coinvolgere l’emissione del tweeter posteriore e metterne eventualmente in evidenza l’azione. Dopo esser passato per posizionamenti che vedevano i diffusori sistemati ad una cinquantina di centimetri dalla parete di fondo ed altri che viceversa vedevano i diffusori molto avanzati, ho trovato un buon compromesso con la complicità della solita emissione monofonica. Con le due torri poste a poco meno di un metro dalla parete di fondo e a circa due metri e mezzo di distanza tra di loro, eccomi a verificare la stabilità della scena e la resa acustica dei due lati della sala d’ascolto sommata alla risposta dei due diffusori. Tutto l’insieme appare di buon livello, con una resa assolutamente stabile appena i diffusori sono stati ruotati verso il punto di ascolto, con la sola zona centrale, ben stretta, che sembra emettere pressione. Ripristinata la stereofonia, posso immediatamente rendermi conto della gamma bassa, profonda ma comunque non invadente.
La dimensione della profondità appare di ottimo spessore, con la corretta riproduzione dei piani sonori ed un buon equilibrio tra le posizioni degli esecutori e la chiarezza del messaggio riprodotto. È sempre piuttosto facile creare aria attorno agli esecutori riducendo leggermente l’emissione di pressione in gamma media, ma non risulta altrettanto agevole poi riuscire ad ottenere chiarezza dei particolari e dettaglio, obbiettivo pienamente centrato dalle due Opera di fronte a me. Il posizionamento degli altoparlanti sul pannello frontale, la scelta delle frequenze di taglio e la costruzione robusta diventano tasselli che si incastrano alla perfezione, con una resa particolareggiata e chiara dell’evento sonoro. Quanto può valere una ricerca attenta sulla costruzione, l’attenzione esasperata ai particolari della realizzazione e l’impiego di altoparlanti di pregio nella resa timbrica? Poco, dannatamente poco, tanto da far dubitare quelli che si autodefiniscono esperti sulla convenienza di scelte costose. Ma chi ha all’attivo molto più di qualche ascolto nella propria cameretta sa perfettamente che la timbrica generale, per quanto corretta, deve espandersi in concetti più sottili, come la resa dei particolari, il rispetto dei piani sonori ed il disegno della scena. E qui costruire diffusori diventa una faccenda più difficile da gestire senza esperienza, senza scelte precise e senza certezze acquisite nel tempo. Il suono dei violini, ad esempio, pur senza variare di una frazione di decibel nella resa timbrica, può essere proposto come uno schermo, con tutti gli esecutori appiattiti l’uno sull’altro, o come in questo caso rappresentare una porzione di spazio definita, profonda ed articolata. Il basso profondo, come la ProAc provata il mese scorso, è esteso, possente ma non ridondante, e si manifesta soltanto quando chiamato in causa, scomparendo appena non ne è richiesta la presenza. Questa potrebbe apparire una frase banale, ma in molti casi non lo è, visto che le pareti dei diffusori e le membrane degli altoparlanti continuano ad emettere pressione a queste frequenze anche dopo che l’eccitazione del basso è finita, coprendo e mascherando il suono successivo alla percussione. La gamma medio-bassa trae il massimo utile dalla resa dinamica dei due woofer inferiori, con una prestazione mai slegata dalla gamma bassa e dalla gamma media. La gamma vocale profonda, forse l’unica in leggera evidenza, differenzia le voci maschili da quelle femminili, e ne lascia intuire la differenza spaziale in un contrasto accattivante e reale. Buona la gamma affidata ai soli woofer superiori, con le voci femminili chiare, precise ma comunque ben posizionate nel contesto della prestazione corale, senza primeggiare ma senza perdita alcuna di dettaglio dei particolari. Del tweeter posteriore non ho alcuna cognizione, ma deve funzionare molto bene, visto che la prestazione spaziale è dilatata al punto giusto, senza forzature e senza enfasi particolari. La gamma alta ed altissima affidate al generoso trasduttore scandinavo mostrano, una volta tanto, come le misure eccezionali di questo trasduttore all’ascolto si traducano in una prestazione superba per dettaglio, chiarezza e prestazione globale. L’unica pretesa di questo eccellente tweeter riguarda il pregio sia della componentistica del filtro crossover che dell’elettronica di potenza a monte, che deve essere assolutamente trasparente. Le conseguenze di un amplificatore non eccellente si traducono spesso in una localizzazione del trasduttore quando chiamato a riprodurre le soffianti del parlato, che sembrano venir fuori proprio dalle due morbide cupole da 1,2 pollici. Se c’è affiatamento tra elettroniche e diffusore la scena rimane in ogni condizione ariosa, profonda e dettagliata, con la dimensione orizzontale dello stage credibile e sempre in linea con la bontà della registrazione. La buona sensibilità e l’eccellente tenuta in potenza del diffusore consentono prestazioni dinamiche incredibili anche in ambienti di dimensioni non proprio contenute, mentre la configurazione a sorgenti sovrapposte con un baffle estremamente ridotto consente una emissione spaziale simile a quella di un piccolo satellite. Un pregio non da poco quello di essere riusciti ad ottenere una scena simile a quella di un diffusore di dimensioni contenute senza la contropartita del basso profondo inesistente. Se poi aggiungiamo che l’ingombro a terra è tutto sommato abbastanza simile, potremmo avere elementi sufficienti a decretare un allontanamento dei minidiffusori dalla scena della corretta riproduzione in ambiente. Francamente non ritengo che ciò accada in breve tempo, ma diffusori come questo non fanno assolutamente rimpiangere, dal punto di vista strettamente prestazionale, alcunché dei diffusori di dimensioni molto contenute. Beh, forse il peso! G.P.M.

L’ASCOLTO
sibilità: accordare tutto il sistema ad una frequenza molto bassa ed ottenere una estensione da camera
anecoica estremamente allettante dal punto di vista strumentale, utilizzare invece l’extraguadagno per modellare la risposta con una caratteristica “fisiologica” tale da compensare la curva livello frequenze dell’orecchio umano, oppure, come caratterizzazione più sofisticata, utilizzare in parte entrambe le soluzioni, con una risposta in gamma bassa limitata dalle perdite immesse e dalla lontananza del condotto di accordo, ed utilizzare in aggiunta anche un andamento fisiologico della risposta. Il progettista crediamo abbia seguito questa soluzione, almeno a giudicare dalle perdite immesse vicino al condotto di accordo e per le frequenze di sovrapposizione scelte per l’incrocio “progressivo”.
Se andiamo a dare un’occhiata allo schema del filtro crossover di Figura 1, possiamo notare come la configurazione differenziata dei quattro woofer sia preceduta da una cella passa-basso del secondo ordine smorzato, seguita da una induttanza posta in parallelo ad una resistenza di valore molto basso. Questo tipo di circuito consente di regolare con buona precisione la pendenza del passabasso ed il suo smorzamento, in modo da poter manipolare con un certo agio la fase acustica di quella sezione di filtro. Segue lo stadio di differenziazione dei passa-basso, con due gruppi di woofer posti in semiparallelo. Questa particolare connessione vede i due trasduttori superiori, ed anche il gruppo inferiore, separati da un’induttanza di valore appropriato per differenziarne i tagli. Il gruppo di woofer inferiori è stato infine posto in parallelo a tre condensatori, la cui somma cortocircuita progressivamente, all’aumentare della frequenza, l’emissione, attuando il taglio differenziato in gamma medio-bassa. Viene fuori una cella
passa-basso con un numero abbastanza ridotto di componenti rispetto ad un tradizionale tre vie, con un buon controllo dell’impedenza totale sia nel modulo che nella fase. Le pendenze acustiche dei quattro woofer sono di poco inferiori al secondo ordine, anche se i due trasduttori inferiori presentano una pendenza molto blanda fino ad 800 Hz, oltre la quale aumentano notevolmente l’andamento dell’attenuazione all’aumentare della frequenza. La cella del passa-alto del tweeter posto sul pannello frontale è realizzata, come quella del tweeter posteriore, con un secondo ordine elettrico attenuato da una resistenza per allinearne il livello di emissione. La risposta acustica del tweeter frontale è appena maggiore del classico secondo ordine, pur non arrivando alla pendenza caratteristica di un terzo ordine di Butterworth. La risposta dei filtri ai capi dei trasduttori rilevata, ovviamente, con una sonda bilanciata, una condizione indispensabile visti i collegamenti degli altoparlanti non connessi tutti a massa. In Figura 3 possiamo renderci conto delle pendenze acustiche e delle modalità di incrocio.
Come è possibile vedere nel grafico la frequenza di incrocio è stata scelta a cavallo dei 2000 Hz, ove il tweeter presenta una leggera gobba, che ci ritroviamo anche nella risposta totale. Va notato come il woofer superiore da 2000 fino a circa 10.000 Hz si attenui al ritmo di circa 10 decibel per ottava, per poi piegare decisamente verso il basso. G.P.M.

OPERA CALLAS DIVINA 58 AUDIOREVIEW n. 253 gennaio 2005
Sono finalmente giunte nella nostra redazione le Opera “Divina”. Le avevamo ascoltate al Top Audio e prima ancora nella presentazione riservata alla stampa internazionale a fine maggio. Per il costruttore veneto si tratta di un deciso passo avanti, un sistema “importante” che era stato sollecitato a Giovanni Nasta soprattutto da parte di alcuni mercati esteri, colà dove è ancora forte la voglia di investire in un eccellente sistema di riproduzione.
Questa prova è corredata, com’è tradizione di questa rivista, da una solida disamina tecnica che senza mezzi termini documenta grande dinamica e notevole estensione in frequenza. Non mi sarei aspettato di meno, vista la disinvoltura con la quale le Divina si destreggiavano col più potente degli amplificatori di Unison Research, quell’Unico già provato su queste pagine che sfiora il chilowatt di potenza in regime impulsivo. Attraverso una valida amplificazione, un sistema da pavimento realmente a gamma intera è in grado di ottenere non solo risultati positivi sulla carta, ma soprattutto consentire un ascolto appagante con ogni genere musicale. Sono curioso di ascoltare fra non molto con i formati multicanale una catena composta da cinque Divina nella corretta configurazione prevista da Philips e Sony per il Super Audio CD. Con il software attualmente disponibile sono certo che Opera non mancherà di stupire nel prossimo incontro previsto nella prossima primavera. Intanto ce le godiamo con i miei CD di riferimento, un supporto al quale non manca nulla per poter soddisfare gli audiofili più esigenti, almeno per tutto il prossimo decennio. Non facciamo fatica a ricordare che il diffusore più di ogni altro componente influenza (per non dire “interpreta”) il messaggio musicale. Dalla sorgente al trasduttore la musica viaggia in forma di segnale elettrico. Da qui si trasforma nuovamente in moto vibratorio dell’aria, un passaggio “di stato” potremmo dire in senso non tecnico, in cui da un flusso di elettroni otteniamo una serie di vibrazioni in grado di stimolare il nostro organo dell’udito. Ecco quindi che il modo di emissione dell’altoparlante (e la sua interazione con l’ambiente) è determinante per il risultato finale. Bisogna anche osservare come il segnale registrato presente sul disco sia esso stesso frutto di una serie di interventi e manipolazioni avvenute in fase di registrazione. Sono drammatiche le differenze “timbriche” tra due diverse incisioni del medesimo evento sonoro (ad esempio l’esecuzione di uno stesso interprete della Polacca “Eroica” di Chopin usando lo stesso modello e marca di pianoforte). È quindi inutile cercare un “effetto fotocopia” in una catena di riproduzione sonora, posto che come abbiamo visto l’evento originale è oggetto di manipolazione. È più giusto cercare nella riproduzione le “sensazioni” (in senso oggettivo, non emotivo) tipiche di quella musica. Un pianoforte dovrà suonare come un pianoforte, un violino come un violino e non basterebbe una presunta “perfezione” del componente se il suono complessivamente risultasse “artificiale” e privo di riscontro con quello dal vivo. Non è un caso se nelle mostre dedicate all’alta fedeltà è raro trovare un espositore tanto coraggioso da fare ascoltare il proprio sistema con musica classica, soprattutto sinfonica. Si preferisce giocare sulla facile fusion dai morbidi contorni o su datate registrazioni jazz (forse per la scarsa dinamica richiesta da questi programmi musicali), con la scusa magari che quella è la musica che gli audiofili ascoltano. Io ho visto tanti appassionati restare a bocca aperta di fronte ad una bella sinfonia di Beethoven o di Tchaikovsky, o magari emozionarsi per la dinamica di una “Sagra della Primavera”. Al termine delle nostre dimostrazioni molti ci chiedono quali dischi “speciali” avessimo utilizzato, sperando di poter ascoltare allo stesso modo una grande orchestra una volta tornati a casa. Tutto questo (e perdonate la presunzione) per dire che le Opera Divina appartengono a quel ristretto gruppo di diffusori che per fare bella figura non ha bisogno di limitarsi ai soliti dischi per audiofili gonzi (“audiogonzi”?, storpiando un termine coniato qualche anno fa dal maestro Raspelli - “gastrogonzi” - all’interno della Guida ai Ristoranti d’Italia).

Nella sede di Opera, nel corso della presentazione alla stampa, mi ero divertito a far suonare alcuni passaggi dei nostri CD dedicati alla grande orchestra. Complice quel mostro di corrente che è l’Unico, hanno esibito con correttezza timbrica e con dinamica gli ottoni e le percussioni di un brano difficile come “Fanfare for the Common Man” di Copland tratto dal nostro CD “Orchestra del XX secolo” (chi non ce l’ha non ha idea di cosa sia la dinamica di una grande orchestra sinfonica). Non è questione di suonare forte; occorre mantenere anche ad alto volume pienezza e solidità sulle fondamentali degli ottoni, senza perdere di vista l’obiettivo di una “piacevolezza” sonora che mai dovrebbe venir meno. Persino i compassati colleghi della stampa inglese, distolti dalla degustazione di importanti bottiglie di vino italiano predisposte dal nostro ospite, si godevano un programma musicale che avrebbe impensierito i più. Era bello vedere le imperturbabili sopracciglia sollevarsi al cospetto di un diffusore che abbinava alla musicalità della scuola italiana una grinta e completezza superiori di un ordine di grandezza ai pur notevoli risultati del passato, con una punta di incisività in più che con questo repertorio non guasta.
Anche in redazione c’è stato il supporto dell’Unison, reduce da una precedente prova. Per non essere accusati di campanilismo le ho comunque fatte suonare con l’integrato KV 500 di Musical Fidelity, altro peso massimo con cui le Opera si sono trovate a proprio agio. Un’osservazione mi sembra doverosa. Non vi preoccupi la potenza da noi utilizzata. Se è vero, come è vero, che ogni sistema migliora le proprie prestazioni quando si rende disponibile (a parità di altre caratteristiche) una buona dose di corrente, è pur vero che nella maggior parte degli impieghi domestici alle Divina basterà una potenza ben più ragionevole. Diciamo poi che le dirompenti grancasse e le devastanti pedaliere di organo tanto amate da chi vi scrive rappresentano statisticamente una parte minima del mondo musicale, che è fatto più che altro di colori, di sfumature, di scansione del ritmo, di cura nel fraseggio. Per questo bastano 50/100 watt dalle sane attitudini musicali e, s’intende, resistere alla tentazione di fare ascoltare il Finale dalla Seconda Sinfonia di Mahler a tutto il condominio (ma avete mai provato? È una sensazione straordinaria). Scherzi a parte, con le Divina ho ascoltato senza sbavature programmi timbricamente difficili come le Suite per orchestra di Bach (Telarc), la “Watermusic” di Händel (Philips), i Concerti per flauto dall’opera 10 di Vivaldi (Oiseau-Lyre), esecuzioni intense e palpitanti con strumenti originali che richiedono una gamma media espressiva ed una impeccabile transizione sul driver delle note acute. Archi e fiati si mantengono fluidi in tutta la loro estensione, luminosa e determinata la ricostruzione delle armoniche superiori, mai pungenti tuttavia i violini antichi, che rappresentano la bestia nera per ogni sistema di riproduzione. Con il Mozart dei Concerti per corno (Hogwood) e la Settima di Beethoven (Solti, Decca) ho ritrovato in gamma media la piacevole morbidezza che abbiamo a lungo apprezzato nelle Callas Gold, un sistema davvero “mozartiano” per la sua musicalità; tuttavia il contrasto dinamico, la presenza fisica della massa sonora, la percezione della linea dei contrabbassi assume qui un rilievo più naturale e tridimensionale. In termini di colore osserviamo ancora la corretta resa con gli archi nel secondo tempo della Settima, un insieme omogeneo che lascia “respirare” al proprio interno le diverse voci. I timpani entrano in gioco con la presenza dei grandi sistemi da pavimento, ma il controllo è buono e anche nella sala della nostra redazione le naturali code sonore dell’incisione non lasciano nell’aria residui inopportuni. Si può giocare con il grande repertorio sinfonico, con Mahler, con Stravinsky, ma anche con partiture famose come la “Sinfonia Fantastique” di Berlioz, con i mitici “Carmina Burana”, o magari con il finale dei “Pini di Roma” di Respighi. Proprio questi “Pini della Via Appia”, noti per il lungo ed inarrestabile crescendo, sono in grado di togliere dai woofer ogni eventuale granello di polvere. C’è aria, profondità e introspezione con questi difficili brani. Nei momenti in “fortissimo” non si avverte compressione, le diverse sezioni strumentali restano distinte eppure omogenee all’interno dell’ampia scatola sonora disegnata dalle “Divina”. Persino la più trucida coatta di periferia, discotecara incallita, sentirebbe la peluria del collo ergersi per l’emozione. Si afferma con vigore la prima ottava dei tromboni, quella che indica spessore ed autorevolezza, si avverte lo scandire profondo dei contrabbassi, il tutto ad indicare un buon lavoro in gamma profonda e in quell’ampio intorno che definiamo “medio-basso” in cui la musica acustica riprodotta si gioca la carta della naturalezza. Le trombe illuminano la scena sonora e cristallina, seguendo l’impostazione delle incisioni utilizzate e non offrono a nessuno facili assoluzioni. L’immagine è ampia e senza incertezze al centro, corretta la resa dei segnali di ambienza, che in base a quanto contenuto nel software sono in grado di coniugare un bell’effetto presenza con la profondità del palcoscenico.


L’ASCOLTO di Marco Cicogna

AUDIOREVIEW n. 253 gennaio 2005 59
diametro woofer equivalente /diametro condotto. Nel nostro caso questo rapporto vale 2,23, ma rappresenta un ottimo compromesso tra dimensioni effettive e risultati ottenuti. Ovviamente il condotto è stato posizionato alla base del mobile, per sfruttare il pavimento e rinforzarne l’emissione. Rimossi gli altoparlanti dal loro preciso filo di pannello, possiamo guadagnare l’accesso all’interno e notare i rinforzi anulari saldamente incollati, ma non incastrati, a tutte le pareti. Discreta la presenza di assorbente acustico, con un foglio di poliuretano che copre quasi del tutto il rinforzo anulare più basso, posto appena sopra il condotto di accordo. Ciò lascia intuire l’immissione di perdite calibrate per l’ottenimento di una risposta ben smorzata alle basse frequenze. I trasduttori posti sul pannello frontale sono cinque: quattro woofer da 15 centimetri posti l’uno sull’altro ed in cima il tweeter con i suoi 30 millimetri di cupola morbida. Si tratta di un componente standard della Scan-Speak, il D2905-97000, che ha lo stesso identico “blocco motore” del più grande Revelator, pur con una flangia di foggia e caratteristiche contenute. Questo originale driver ha un fattore di forza da 3,5 Tesla per metro, una cupola di seta pretrattata ed una sensibilità che dalla probabile area di incrocio fino all’estremo udibile supera i 90 decibel. La risonanza estremamente bassa, a cavallo dei 500 Hz, la totale assenza di olio ferromagnetico nel traferro, la cavità posteriore abilmente smorzata ed un complesso magnetico lineare come pochi ne fanno un componente ideale per incroci con midwoofer di prestigio, anche di diametro superiore a quello utilizzato. Sono due i difetti da attribuire a questo gioiello che ne limitano l’impiego e la diffusione: l’elevato costo, ed una certa idiosincrasia per i filtri crossover meno che perfetti sotto tutti i punti di vista. I quattro woofer, sempre della Scan Speak, sono i 15W 8530, caratterizzati dall’originale membrana composta di cellulosa e fibra incisa nella lunghezza per aumentare la rigidità. Certamente tra le varie
leggende metropolitane che spesso abbiamo commentato quella di più altoparlanti piccoli in sostituzione di un solo woofer di grandi dimensioni è una delle più quotate. La storia della maggior velocità e della maggior prontezza è stata ampiamente dimostrata essere falsa, mentre l’unico vantaggio attribuibile a questa configurazione, quello della possibilità di costruire mobili di larghezza contenuta, nella realizzazione pratica deve confrontarsi con due inconvenienti legati alle loro emissioni. Innanzitutto, quattro sorgenti
poste l’una sull’altra in mancanza di accorgimenti particolari conducono ad una dispersione verticale disastrosa, mentre la tenuta in potenza deve fare i conti con quattro equipaggi mobili dall’escursione certamente più limitata rispetto ad un woofer di grandi dimensioni, disegnato magari per “tenere” molta potenza. Per le connessioni e le problematiche legate alla frequenza di incrocio col tweeter abbiamo riservato un box nel quale viene analizzato l’originale filtro crossover, mentre per la tenuta in potenza basta dare un’occhiata critica ai parametri dichiarati dal costruttore scandinavo per verificare che in effetti in questo caso la tenuta è assicurata. Il dato che maggiormente balza agli occhi è costituito certamente dall’escursione lineare di ben 6,5 millimetri, che grazie ad un campo magnetico nel traferro estremamente lineare assicura ottime prestazioni anche con segnali di ampiezza elevata. La presenza di un anello di corto circuito alla base del polo centrale assicura una bassa distorsione per differenza di frequenze ed una ridotta modulazione del flusso dovuta all’induttanza della bobina stessa. Insomma, a guardare le caratteristiche dichiarate sembrerebbe un woofer di grandi dimensioni dal punto di vista della tenuta in potenza, ma con la gamma medio-alta caratteristica di un tredici centimetri e con una dispersione di pari livello. L’unico inconveniente, facilmente aggirabile, è costituito dalla sensibilità non elevatissima, di circa 86 decibel.

Conclusioni
Un colpo ben assestato dal marchio Opera, che continua imperterrito a sfornare diffusori di grande levatura, con una visione della riproduzione sonora e dell’eleganza della realizzazione assolutamente in linea con quella che nel mondo è diventata la scuola italiana. Per esprimersi da leader in questa particolare disciplina non occorrono soltanto eleganza, dote accattivante ma fine a se stessa. Il diffusore viene valutato soprattutto su parametri che riguardano la prestazione in ambiente, che deve anche portare avanti una coerenza con la produzione precedente. Al giorno d’oggi ritengo che siano rimasti in pochi quelli che della scuola italiana hanno percepito soltanto l’eleganza delle forme. Gian Piero Matarazzo

Ben tre le coppie di connettori, costruiti col “solito” standard Opera. In basso è stato posizionato il grosso condotto di accordo, che riceve un buon rinforzo dal pavimento. Il tweeter posteriore è fissato in alto, sopra i connettori di ingresso.